L’Università dell’Insubria, l’Asst Sette Laghi e l’Irccs Neuromed studieranno la diffusione del virus tra la popolazione di due aree geografiche molto diverse: provincia di Varese e regione Molise. Un progetto finanziato da Regione Lombardia, Fondazione Cariplo e Fondazione Veronesi Varese, 16 lugli...

16/07/2020, 00:00


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Ultimo aggiornamento:16 luglio 2020 alle ore 00:00
L’Università dell’Insubria, l’Asst Sette Laghi e l’Irccs Neuromed studieranno la diffusione del virus tra la popolazione di due aree geografiche molto diverse: provincia di Varese e regione Molise. Un progetto finanziato da Regione Lombardia, Fondazione Cariplo e Fondazione VeronesiVarese, 16 luglio 2020 –Dopo la fase della primissima emergenza, e in attesa di un vaccino efficace, contro il coronavirus è arrivato il momento didisegnare un percorso chiaro per i prossimi mesi e anni. Un percorso che dovrà operarescelte diintervento e prevenzione basate su una attenta conoscenza del fenomeno. È questo l’obiettivo del progetto elaborato dall’Università dell’Insubria, dall’Asst Sette Laghia Varese e dall’Irccs Neuromeddi Pozzilli (IS).Il progetto «Impatto dell’infezione da Sars-CoV-2 in popolazioni con alto o basso rischio di infezione», finanziato congiuntamente daRegione Lombardia, Fondazione Cariplo e Fondazione Umberto Veronesi, studierà due territori che hanno subìto un impatto molto diverso nel corso dell’epidemia: da un lato la provincia di Varese, con i dati raccolti daAsst Sette Laghi, che ha visto una maggiore circolazione del virus rispetto al Molise, monitorato daNeuromed, l’altro ente coinvolto nella ricerca. Attraverso l’indagine sierologicasu un campione di cittadini appartenenti alle due aree, sarà possibile disegnare l’effettiva diffusione del Sars-CoV-2, le diverse manifestazioni della malattia e l’eventuale presenza di fattori di rischio o protezione che potrebbero aver influito sulla maggiore o minore gravità clinica.«Abbiamo ancora molto da imparare su questo virus – diceLicia Iacoviello, professore ordinario di Sanità Pubblica all’Università dell’Insubria e direttore del Dipartimento di Epidemiologia e prevenzione dell’Irccs Neuromed – a cominciare dall’effettiva circolazione nella popolazione, un’indagine impossibile nella fase di emergenza, ma che ora possiamo condurre con precisione. Inoltre dobbiamo capire le ragioni per le quali l’infezione ha avuto unimpatto così diversoin differenti aree del nostro Paesee perché le persone colpite hanno avuto manifestazioni cliniche estremamente varie, dagli asintomatici a quelli che hanno perso la vita. Infine il personale sanitario, un gruppo ad alto rischio del quale non solo vogliamo conoscere il livello di esposizione all’infezione, ma anche l’impatto che questa epidemia ha avuto in termini di stress subìto, e delle relative conseguenze a lungo termine sulla loro vita».Tremila personeappartenenti alle due aree interessatesaranno invitate a partecipare alla ricerca. Un prelievo di sangue permetterà di testare rapidamente la presenza dianticorpicontro il Sars-CoV-2, sia IgM (segno di un’infezione recente) che IgG (che compaiono più tardi), mentre una parte dei campioni sarà conservata inbiobancheper essere sottoposta a ulteriori analisi future. Grazie a unaapp per smartphonespecificamente sviluppata, i partecipanti compileranno anche dei questionari relativi al loro stato di salute e alle loro abitudini di vita. Le successive indagini statistiche punteranno a evidenziare i fattori in gioco nel determinare la suscettibilità alla patologia e gli eventuali fattori di rischio che potrebbero causare le diverse manifestazioni cliniche.«Quello del personale sanitario – diceMarco Ferrario, professore ordinario di Medicina del lavoro e direttore della struttura complessa di Medicina del lavoro, preventiva e tossicologia dell’Asst Sette Laghi – è un discorso diverso e molto importante. Non solomedici e infermierisono soggetti particolarmente a rischio di contrarre l’infezione, ma rappresentano forse la categoria sulla quale il virus ha maggiormente colpito in termini di stress e di impatto emotivo. Eppure saranno i pilastri che sorreggeranno il sistemanel caso di una seconda ondata. Per questo motivo una parte importante del progetto sarà focalizzata proprio su di loro. Testeremo e seguiremo tutto il personale sanitario della Asst Sette Laghi e dell’Irccs Neuromed».