Terminata con successo la sperimentazione in collaborazione con l’Asst dei Sette Laghi; siglato l’accordo con l’azienda che produrrà e distribuirà il kit. Funziona e sarà presto in produzione il Test rapido salivare (Trs) in grado di rilevare, nell’arco di pochissimi minuti, la presenza del Coronavi...

06/05/2020, 00:00


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Ultimo aggiornamento:6 maggio 2020 alle ore 00:00
Terminata con successo la sperimentazione in collaborazione con l’Asst dei Sette Laghi; siglato l’accordo con l’azienda che produrrà e distribuirà il kit.
Funziona e sarà presto in produzione ilTest rapido salivare (Trs)in grado di rilevare, nell’arco di pochissimi minuti, la presenza del Coronavirus: un nuovo strumento diagnostico che, nella fase 2 dell’emergenza, può essere strategico per la riapertura in sicurezza delle attività sociali e produttive.
Il principio di funzionamento è simile a quello del test di gravidanza. Su una piccola striscia di carta assorbente si applica qualche goccia di saliva diluita con una soluzione apposita eda tre a sei minuti si ottiene il risultato: se si forma una banda il soggetto è negativo, se si formano due bande è positivo.
Il test è il risultato di un lavoro di squadra dell’Università dell’Insubria e dell’Asst dei Sette Laghiin cui hanno avuto ruoli incisiviil rettore Angelo Tagliabue, stimato professore diOdontostomatologia, ePaolo Grossi, infettivologo referente regionale e ministeriale per l’emergenza Covid-19.
L’idea è diLorenzo Azzi, ricercatore di Odontoiatria, eMauro Fasano, professore di Biochimica. La realizzazione dei reagenti e dei kit è avvenuta neilaboratori dell’Insubria a Busto Arsizioed è stata coordinata dalla ricercatriceTiziana Alberio. La sperimentazione è stata condotta nel laboratorio di Microbiologia diretto daFausto Sessaall’Ospedale di Circolo di Varese, dove in poco più di due settimane, dal 16 aprile al 4 maggio, sono stati esaminati i campioni di saliva di137 soggettisottoposti al tampone e risultati sia affetti da Covid-19 che sani.
Ogni campione di saliva è stato valutato con due test: quello molecolare, condotto dalla ricercatriceAndreina Baj, e quello sperimentale. «IlTest rapidoè semplice e sicuro da usare – spiegaLorenzo Azzi–e consente di fare unoscreening immediatodi primo livello della popolazione. Lo scopo è di identificare i soggetti positivi,soprattuttogli asintomatici portatori del virus,da inviare successivamente a eseguire i test diagnostici di riferimento che, basandosi sumetodiche molecolari, necessitano del laboratorio contempi più lunghidi elaborazione».
Spiega il professorMauro Fasano, delegato del rettore al trasferimento tecnologico: «Dai dati che abbiamo raccoltola sensibilitàdel test è risultata alta, con margini di miglioramento già previsti per la prototipizzazione industriale. Questo passaggio dallo studio alla realizzazione di un progetto a favore della comunità dà grande valore all’attività di ricerca scientifica».
L’Università dell’Insubria ha stilatoun accordo con la NatrixLab di Reggio Emilia: l’azienda è già al lavoro per fornire in tempi rapidi alcuniprototipicon assemblaggi leggermente diversi tra loro, che saranno validati in tempi altrettanto brevi quanto quelli in cui si è svolta la sperimentazione ospedaliera. In questo modo si potrà passare allarealizzazione del test su larga scala e a costi contenuti.
SpiegaMario Brevini, amministratore di NatrixLab: «La realizzazione di questi prototipi e la conseguente produzione industriale che ne deriverà è frutto dell’esperienza che NatrixLab ha messo in campo con il suo gruppo di lavoro. In questi anni siamo stati pionieri nella ricerca del benessere tramite l’utilizzo della diagnostica di laboratorio, oggi vogliamo contribuire in modo significativoal ritorno alla normalità della nostra vita quotidiana, ma soprattutto a liberare energie che oggi stiamo spendendo per gestire l’emergenza e indirizzarle per il rilancio del Paese».
L’ultimo passaggio necessario prima di arrivare sul mercato èla certificazione: «Il nostro test salivare – puntualizzaFasano– è così semplice da poter realmente essere utilizzato da chiunque, ma la certificazione per uso autonomo richiede tempi molto lunghi, mentre sono necessari solo 15 giorni per ottenere quella sotto controllo medico. Dunque il test, come quello sierologico, saràinizialmente gestito da una figura sanitaria, che collabori per esempio con le forze dell’ordine per controlli, oppure con un’azienda che voglia sottoporre i dipendenti all’esame. E speriamo che possa essere messo a disposizione anche dei medici di base».