INTERVISTA AL PROF. LUCA CABRINI, Direttore del Dipartimento delle Neuroemergenze Professore, cosa si intende esattamente per “neuroemergenze”? Le neuroemergenze sono tutte quelle patologie acute che colpiscono il cervello o il midollo spinale e che richiedono una diagnosi e un trattamento tempestiv...

15/09/2025, 00:00


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Ultimo aggiornamento:15 settembre 2025 alle ore 00:00
INTERVISTA AL PROF. LUCA CABRINI, Direttore del Dipartimento delle Neuroemergenze
Professore, cosa si intende esattamente per “neuroemergenze”?
Le neuroemergenze sono tutte quelle patologie acute che colpiscono il cervello o il midollo spinale e che richiedono una diagnosi e un trattamento tempestivi per evitare danni gravi e permanenti. Le principali sono l’ictus – sia ischemico che emorragico – i traumi cranici e le emorragie cerebrali. Sono condizioni tempo-dipendenti, in cui la rapidità dell’intervento può fare la differenza tra un pieno recupero e una disabilità permanente.
Quanti pazienti con neuroemergenze vengono gestiti ogni anno nella vostra struttura?
All’Ospedale di Circolo di Varese, che è centro hub per tutte le neuroemergenze , trattiamo ogni anno oltre 600 casi neurologici in emergenza-urgenza. Spesso un singolo paziente richiede l’intervento di più specialisti – medici di Pronto Soccorso, neurologi, neurochirurghi, neuroradiologi, anestesisti-rianimatori – e può essere sottoposto a trattamenti multipli. In media, solo per quanto riguarda l’ictus, accogliamo circa due nuovi casi al giorno.
Come si garantisce la tempestività dell'intervento?
Tutto parte dalla diagnosi, che deve essere il più precoce possibile. Per questo c’è un percorso continuo di formazione che coinvolge il personale del Pronto Soccorso e i nostri specialisti. Fondamentale è proprio il lavoro di squadra. Disponiamo di un’équipe altamente specializzata che opera in stretta sinergia: medici di PS, neurologi, neurochirurghi, neuroradiologi interventisti e neurorianimatori, tutti coordinati all’interno di un unico Dipartimento, che ho l’onore di dirigere. Questo assetto organizzativo favorisce la rapidità decisionale, la condivisione dei protocolli e la presa in carico integrata del paziente.
Quanto è importante il supporto tecnologico nella gestione delle neuroemergenze?
Decisivo. La nostra Neuroradiologia dispone di strumenti diagnostici avanzati – TAC, angio-TAC, risonanza magnetica – che permettono non solo di identificare la patologia, ma anche di analizzarne nel dettaglio le conseguenze, come la presenza di aree cerebrali "in penombra", ancora recuperabili. Inoltre, siamo operativi 24 ore su 24 con l’angiografia cerebrale.
Un ruolo strategico ha poi la nuova sala angiografica biplanare, entrata in funzione nel 2024 grazie a un importante investimento PNRR. Parliamo di una delle apparecchiature più avanzate oggi disponibili, in grado di visualizzare sincronicamente due piani spaziali e generare ricostruzioni tridimensionali estremamente dettagliate. Solo lo scorso anno, in questa sala sono state eseguite oltre 1.500 procedure neuroradiologiche interventistiche, con il supporto quotidiano di un’équipe multidisciplinare che include anche neuroanestesisti, tecnici, infermieri e OSS.
Quali sono i trattamenti oggi disponibili per queste patologie?
Le opzioni sono molteplici e personalizzate in base al quadro clinico. Per lo stroke ischemico, a seconda del quadro evidenziato dagli esami diagnostici e del tempo trascorso dall’esordio dei sintomi si può intervenire con la trombolisi endovenosa, oppure con procedure endovascolari di neuroradiologia interventistica, molto efficaci anche nei casi complessi. Quando indicato, ad esempio nelle emorragie cerebrali o in traumi cranici, si ricorre alla neurochirurgia. In altri casi, il paziente può essere gestito in modo conservativo, con terapie farmacologiche anche innovative, somministrate in Neurologia o in Neurorianimazione. Ogni decisione viene presa in modo condiviso, valutando rischi e benefici.
A livello numerico, quante sono le procedure più invasive eseguite ogni anno?
Parliamo di circa 150 interventi neurochirurgici in emergenza per traumi e stroke e circa 200 procedure neuroradiologiche. Solo nei nostri reparti di Terapia Intensiva, nel 2024 abbiamo ricoverato oltre 1.200 pazienti, molti dei quali con stroke o trauma cranico. In media, per dare un’idea della frequenza di queste patologie, come neurorianimatori prendiamo parte a una procedura urgente ogni 28 ore. Questi numeri sono significativi e testimoniano l’elevata intensità e complessità della nostra attività.
Cosa rende ASST Sette Laghi un punto di riferimento regionale per le neuroemergenze?
La forza del nostro modello sta nella multidisciplinarietà integrata. Disponiamo di tutte le specialità coinvolte nella gestione delle neuroemergenze, coordinate all’interno del Dipartimento delle Neuroscienze. Questo favorisce la definizione di protocolli condivisi, l’efficienza operativa e la sinergia tra specialisti. A ciò si aggiunge il parco tecnologico completo e in costante aggiornamento, che ha visto negli ultimi anni un importante rafforzamento anche grazie a fondi PNRR. Per queste ragioni Regione Lombardia ci ha individuati come hub sia per le patologie quali l’ictus che per quelle traumatologiche. Il nostro obiettivo non è solo salvare vite, ma offrire ai pazienti le migliori possibilità di recupero.
E dopo la fase acuta? Come accompagnate il paziente nella fase successiva?
La nostra visione va oltre l’emergenza e infatti intendiamo avviare confronti e collaborazioni più stretti con i reparti riabilitativi con i servizi territoriali, per garantire la continuità assistenziale: dalla riabilitazione neuromotoria e cognitiva al rientro al domicilio, fino al raccordo con le cure primarie. Inoltre, abbiamo attivato ambulatori multidisciplinari – come quello vascolare neurochirurgico-neuroradiologico – che consentono un monitoraggio costante anche nel lungo termine. Come neurianimatori abbiamo iniziato da alcuni mesi a ricontattare i nostri ex pazienti a distanza di sei mesi per comprendere le loro esigenze rimaste irrisolte ecercare una soluzione se possibile.
Il prossimo 9 ottobre organizzerete il secondo Congresso "Neuroemergencies". Qual è l’obiettivo di questo evento?
Il Congresso, che si terrà a Villa Cagnola a Gazzada Schianno, vuole essere un momento di confronto scientifico tra tutte le figure coinvolte nella gestione delle neuroemergenze: medici, infermieri, fisiatri, psicologi. Sotto la responsabilità scientifica del Dr. Giorgianni, affronteremo i temi più attuali, dalle nuove tecnologie alla presa in carico post-acuzie, fino al benessere degli operatori. Il nostro obiettivo è costruire reti solide e aggiornate che migliorino la risposta del sistema a patologie così complesse e impattanti.
In conclusione, Professore, come vede il futuro della gestione delle neuroemergenze?
Lo vedo sempre più integrato, tecnologico e personalizzato. L’intelligenza artificiale, la collaborazione multidisciplinare e la continuità assistenziale saranno i pilastri su cui costruire una risposta sempre più efficace. Vorremmo poi iniziare a collaborare anche con chi si occupa di prevenzione; ad esempio parteciperemo a progetti per promuovere comportamenti che migliorino la sicurezza stradale, essendo la strada la prima sede di traumi cranici. Ma alla base resterà sempre l’elemento umano: la capacità di ascoltare, valutare e decidere insieme, anche coinvolgendo le famiglie quando opportuno, nell’interesse del paziente. Questo, oggi come domani, farà la differenza.