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Ospedale
Apri in mappaUltimo aggiornamento:4 agosto 2026 alle ore 16:31
L'imaging diagnostico medico-nucleare si basa sulla somministrazione al paziente di isotopi radioattivi, in forma di molecole radiomarcate (radiofarmaci). L'utilizzo di differenti radiofarmaci permette lo studio della fisiopatologia dei vari organi e apparati, spesso in associazione con la possibilità di una valutazione, quantitativa o semiquantitativa, dei fenomeni esaminati attraverso l'elaborazione matematica dei dati rilevati (generazione di indici numerici e di curve attività/tempo).
Il radioisotopo più utilizzato in Medicina Nucleare tradizionale è il tecnezio-99m (99mTc), caratterizzato da un'emissione gamma monocromatica a bassa energia (140 keV), ideale per la rilevazione esterna, e da una breve emivita (6 ore) che rende minima l'irradiazione del paziente. Con esso viene radiomarcata una miriade di molecole, ciascuna delle quali è caratterizzata da un tropismo particolare per un determinato tessuto o funzione di un organo o apparato o di una funzione metabolica cellulare. Gli altri principali radioisotopi gamma-emittenti utilizzati nella Medicina Nucleare sono lo iodio-123, lo iodio-131, l'indio-111 e il gallio-67. Con i radiofarmaci gamma emittenti si eseguono le scintigrafie planari, segmentarie o total body, e le tomoscintigrafie (SPET). Essi si utilizzano per lo studio di tutti gli apparati del nostro organismo e, quindi, nell'ambito delle patologie neurologiche e neurovascolari, cardiovascolari ed ematologiche, gastro-entero-pancreatiche, endocrinologiche, nefro-urologiche e del sistema muscolo scheletrico.
L'impiego di nuclidi emittenti positroni, ossia particelle di massa uguale all'elettrone ma cariche positivamente (beta+), è, invece, proprio della tomografia a emissione di positroni (PET), metodica che ha assunto negli ultimi anni un ruolo sempre maggiore nei percorsi diagnostico terapeutici soprattutto in ambito oncologico, ma anche cardiologico e neurologico.
Le tecniche di imaging hanno nettamente aumentato, negli ultimi anni, la loro qualità tecnologica, mantenendo, comunque, le prerogative di non invasività, di bassa irradiazione e di assenza di reazioni allergiche ed effetti tossici diretti, che da sempre contraddistinguono le indagini medico-nucleari, consentendo di integrare l'analisi morfologica con informazioni funzionali quali il flusso ematico distrettuale, la capacità emuntoria e secretiva di un organo o apparato, l'attività metabolica cellulare e l'analisi della densità recettoriale.
É possibile utilizzare radionuclidi emittenti elettroni (beta-) a scopo terapeutico, sfruttando la loro capacità di accumularsi elettivamente in determinati compartimenti cellulari e di irradiare "dall'interno", in modo, quindi, selettivo e anche omogeneo, le lesioni, garantendo il massimo risparmio del tessuto sano circostante il volume bersaglio.
La terapia medico-nucleare eseguibile attualmente nei pazienti ambulatoriali è principalmente la terapia dell'ipertiroidismo con radioiodio.
Il reparto è dotato di cinque gamma-camere per le indagini scintigrafiche e SPET (di cui 2 sono ibride SPECT/TC) e di un tomografo PET/TC a 4 anelli.
I radiofarmaci sono preparati quotidianamente nel laboratorio di radiofarmacia, dotato di due isolatori schermati a flusso laminare, a garanzia degli standard di qualità e sterilità delle preparazioni e in ottemperanza alle NBP-RF (norme di buona preparazione dei radiofarmaci): uno per la preparazione dei radiofarmaci, l'altro per la separazione e la radio marcatura delle cellule ematiche autologhe (leucociti, emazie, piastrine).
La Medicina nucleare di Varese nacque negli anni '60 per opera del prof. Aldo Perussia che, come ordinario di Medicina nucleare di Milano, creò a Varese il CURAMN (Centro Universitario di Ricerca e Applicazioni della Medicina Nucleare), presso il quale istituì nel 1965 la prima Scuola di Specializzazione in Medicina nucleare in Italia, ex aequo con quella di Firenze.
Varese divenne così uno dei poli più importanti della nuova disciplina e fucina di allievi qualificati, che operarono su tutto il territorio nazionale per il suo sviluppo.
Il prof. Perussia fu anche l'autore di un ponderoso Trattato di Medicina nucleare ("Medicina Nucleare", Il Pensiero Scientifico Ed, Roma, 1954), il primo a recare questa denominazione, di redazione molto accurata, con il quale vinse anche il Premio Marzotto. Egli lasciò successivamente Varese, per assumere la prestigiosa Cattedra di Radiologia all'Università di Milano.
Al CURAMN gli successe il prof. Ugo Meldolesi, che continuò l'opera del prof. Perussia nella formazione di un gruppo scientificamente attivissimo di medici nucleari specializzatisi a Varese e di fisici medici provenienti anch'essi dall'Università di Milano, con i quali pubblicò moltissimi articoli che contribuirono a diffondere e sviluppare la disciplina di Medicina nucleare in Italia, collaborando anche con le migliori scuole europee.
Il prof. Meldolesi lasciò il CURAMN per andare a Firenze a ricoprire la Cattedra di Medicina Nucleare e la Medicina nucleare di Varese divenne, così, reparto ospedaliero, con Primario la prof.ssa Giuseppina Roncari, formatasi anch'ella al CURAMN, sino al 1997.
Dal 1997 al 2015 la Direzione è passata alla dr.ssa Silvana Garancini, che ha efficacemente e con competenza gestito l'evoluzione del reparto:
Degna di menzione è indubbiamente la continua, fervida e fruttifera collaborazione con la Fisica sanitaria di Varese, diretta sino al 2011 dal prof. Leopoldo Conte, cattedratico di Fisica dell'Università di Pavia, ed ora dal dr Raffaele Novario, che ha contribuito al continuo sviluppo della Medicina Nucleare di Varese.
La SC di Medicina Nucleare si occupa di diagnostica per immagini e terapia con radiofarmaci, ossia molecole contenenti ("marcate") con isotopi radioattivi. La radioattività di tali isotopi per lo più scompare nel giro di 12-24 ore. La diagnostica per immagini, distinta in esami scintigrafici/SPECT ed esami PET, copre un ampio spettro di problemi clinici, dall'oncologia alle malattie infiammatorie e degenerative fino alle uropatie pediatriche e non e le malattie dell'apparato endocrino. La Terapia riguarda le malattie tiroidee funzionali ed oncologiche, ed i tumori primitivi del fegato.
Orientamento e Approccio:
L'Unità operativa ha un approccio multidisciplinare atta a rispondere al meglio a quesiti provenienti dai più svariati ambiti clinici, ed i Dirigenti medici partecipano attivamente a numerosi gruppi oncologici multidisciplinari aziendali. Fra i settori di particolare distinzione annoveriamo il campo delle malattie neurodegenerative, l'ambito pediatrico, gli studi con Globuli Bianchi marcati per la patologia settica specie ortopedica, il trattamento, in collaborazione con la radiologia interventistica, dei tumori epatici primitivi. L'attività PET utilizza tutti i radiofarmaci registrati per uso clinico (FDG, PSMA, F-DOPA, F-Colina, Flutemetamolo per l'amiloide cerebrale)