Le agglutinine a freddo sono autoanticorpi di classe IgM che si legano agli antigeni di superficie dei globuli rossi a temperature inferiori a 37°C, tipicamente tra 0°C e 4°C, causandone l'agglutinazione e, in alcuni casi, la lisi mediata dal complemento. La ricerca delle agglutinine a freddo viene eseguita su campione di sangue venoso raccolto e mantenuto a 37°C fino alla separazione del siero, per evitare la perdita degli anticorpi già legati agli eritrociti. Il test si esegue osservando l'agglutinazione a diverse temperature e il titolo viene espresso come la massima diluizione del siero che causa ancora un'agglutinazione visibile. Un titolo significativo (>1:64) è associato a malattia da agglutinine fredde (MAF), una forma di anemia emolitica autoimmune cronica, spesso primitiva o secondaria a linfoma a cellule B, macroglobulinemia di Waldenström o, in forma acuta transitoria, a infezioni da Mycoplasma pneumoniae, virus di Epstein-Barr o citomegalovirus. I pazienti affetti presentano emolisi esacerbata dall'esposizione al freddo, con acrocianosi, livedo reticularis, emoglobinuria e anemia di grado variabile. L'interpretazione del titolo richiede correlazione con il quadro clinico, l'emocromo e i test di Coombs.
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