La cisti della ghiandola di Bartolino si forma per ostruzione del dotto escretore della ghiandola vestibolare maggiore di Bartolino, localizzata bilateralmente alle ore 4 e 8 dell'introito vaginale. Quando il dotto è bloccato, la secrezione ghiandolare si accumula, formando una cisti di dimensioni variabili da pochi millimetri a diversi centimetri; se la cisti si infetta, si trasforma in un ascesso con dolore intenso, gonfiore e febbre. Le procedure di trattamento variano in base alla natura e alla presentazione clinica: la marsupializzazione è la tecnica più utilizzata per le cisti recidivanti e consiste nell'apertura del tetto della cisti con un'incisione ellittica sulla mucosa vestibolare e nella sutura dei bordi della cisti alla mucosa circostante per creare un'apertura permanente che permetta il drenaggio continuo; il drenaggio semplice con incisione è preferito per gli ascessi acuti, ma ha un tasso di recidiva maggiore l'asportazione chirurgica completa della ghiandola è riservata alle forme recidivanti refrattarie o in caso di sospetto di neoformazione (raro). Le procedure vengono eseguite in anestesia locale o generale più spesso, con ottima prognosi nella maggior parte dei casi.
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