L'impianto di pacemaker è una procedura chirurgica eseguita in sala di elettrofisiologia per il posizionamento di un dispositivo elettronico che monitora il ritmo cardiaco e genera impulsi elettrici quando la frequenza è inadeguatamente bassa. L'intervento si esegue in anestesia locale con sedazione cosciente. Attraverso un accesso venoso (vena succlavia, cefalica o ascellare), uno o due elettrocateteri vengono avanzati sotto guida fluoroscopica fino alle camere cardiache: l'elettrodo ventricolare destro viene fissato all'apice o al setto interventricolare, l'elettrodo atriale destro all'auricola destra. Gli elettrodi vengono testati per i parametri di sensing (rilevamento dell'attività cardiaca intrinseca), soglia di stimolazione (energia minima per catturare il miocardio) e impedenza. Il generatore (contenente la batteria al litio e i circuiti di stimolazione) viene alloggiato in una tasca sottocutanea in regione sottoclaveare. Le indicazioni all'impianto comprendono: il blocco atrioventricolare di terzo grado e di secondo grado tipo Mobitz II (sintomatici o asintomatici), la malattia del nodo del seno con bradicardia sintomatica (vertigini, sincope, scompenso cardiaco), la sindrome bradi-tachi e il blocco bifascicolare con sincope. I pacemaker moderni sono monocamerali (VVI, AAI), bicamerali (DDD) o biventricolari (CRT-P per la terapia di resincronizzazione). La durata della batteria è 8-12 anni. Il follow-up prevede controlli telemetrici periodici per verificare i parametri di funzionamento.
In questa sezione trovi le indicazioni per prepararti alla prestazione, gli eventuali esami propedeutici e i moduli necessari.
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