L'impianto di pacemaker cardiaco è una procedura elettrofisiologica che prevede il posizionamento di un generatore di impulsi programmabile sotto la cute della regione sottoclaveare (generalmente a sinistra) e di uno o più elettrocateteri nelle cavità cardiache destre, per garantire una stimolazione elettrica del miocardio quando il ritmo spontaneo del cuore è insufficiente. Il pacemaker monitora continuamente la frequenza cardiaca e interviene solo quando questa scende al di sotto della soglia programmata (funzione demand), rispettando il ritmo spontaneo del paziente. I principali tipi di pacemaker impiantabili includono il monocamerale (stimola solo il ventricolo destro o l'atrio destro), il bicamerale (stimola sia l'atrio che il ventricolo, con sincronizzazione atrioventricolare) e il resincronizzatore (CRT-P, stimola anche il ventricolo sinistro via seno coronarico per correggere la dissincronia in pazienti con scompenso cardiaco). Le indicazioni principali all'impianto comprendono: blocco atrioventricolare di terzo grado (BAV completo), malattia del nodo del seno con bradicardia sintomatica, blocco bifascicolare con sincope, e forme particolari di cardiomiopatia ipertrofica ostruttiva. La procedura dura circa 1-2 ore, viene eseguita in anestesia locale con sedazione, e il paziente viene dimesso generalmente dopo 24-48 ore di osservazione. Sono previsti controlli periodici del dispositivo con interrogazione telemetrica.
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