L'infiltrazione dei punti trigger è una procedura ambulatoriale di terapia del dolore per il trattamento della sindrome dolorosa miofasciale, una delle cause più frequenti di dolore muscolo-scheletrico cronico. I punti trigger miofasciali sono noduli ipersensibili localizzati all'interno di bande tese (taut bands) nel muscolo scheletrico, che possono causare dolore locale e dolore riferito a distanza in pattern caratteristici e riproducibili. La procedura si esegue con il paziente in posizione confortevole che consenta il rilassamento del muscolo interessato. Il medico identifica il punto trigger mediante palpazione, percependo la banda tesa e il nodulo che evoca il dolore riferito caratteristico e la risposta di contrazione locale (local twitch response). Un ago sottile (calibro 25-27G) viene inserito direttamente nel punto trigger e viene iniettata una piccola quantità di anestetico locale (0,5-1 mL di lidocaina 1% o bupivacaina 0,25%). Alcune tecniche prevedono il dry needling (puntura senza iniezione di farmaco) che può essere altrettanto efficace; altre aggiungono corticosteroide o tossina botulinica in casi selezionati. La puntura meccanica del punto trigger provoca la contrazione locale seguita dal rilassamento della banda tesa. In una singola seduta possono essere trattati più punti trigger. L'infiltrazione è spesso associata allo stretching post-procedurale del muscolo trattato e a un programma di fisioterapia per prevenire la recidiva.
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