Le iniezioni endocavernose (o intracavernose) costituiscono una terapia di seconda linea per la disfunzione erettile organica, indicata quando i farmaci orali (inibitori della PDE5 come sildenafil, tadalafil) risultano inefficaci o controindicati. La procedura consiste nell'iniezione di una sostanza vasoattiva direttamente nel tessuto spongioso dei corpi cavernosi del pene, determinando il rilassamento della muscolatura liscia arteriolare e dei sinusoidi cavernosi, con conseguente aumento dell'afflusso arterioso e riduzione del deflusso venoso che produce l'erezione. Il farmaco più utilizzato è l'alprostadil (prostaglandina E1), eventualmente in combinazione con papaverina e/o fentolamina (mixture bimix o trimix). L'iniezione viene somministrata nella parte laterale del pene, alternando i lati, con un ago molto sottile (27-30 gauge): il paziente viene addestrato in ambulatorio urologico ad effettuare l'autoiniezione autonomamente a domicilio. L'erezione insorge entro 5-20 minuti dall'iniezione e si mantiene per 30-90 minuti. La complicanza più seria è il priapismo (erezione prolungata oltre 4 ore), che richiede trattamento medico d'urgenza. La terapia è controindicata in pazienti che assumono anticoagulanti e in quelli con malattia falciforme.
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