Gli interventi chirurgici correttivi per le deformità del piede costituiscono un ampio gruppo di procedure ortopediche rivolte al ripristino dell'anatomia e della funzionalità del piede in pazienti con alterazioni morfologiche congenite o acquisite che compromettono la deambulazione, causano dolore cronico o non rispondono al trattamento conservativo. Tra le condizioni trattate si trovano il piede piatto valgo flessibile e rigido (con iperpronazione e caduta dell'arco plantare), il piede cavo (con arco plantare eccessivamente elevato spesso associato a patologie neurologiche), il piede torto equino-varo (talipes equinovarus), frequente deformità congenita trattata nella prima infanzia, le dita sovrannumerarie (polidattilia), le dita a martello o ad artiglio e le deformità ossee post-traumatiche. La scelta della tecnica chirurgica dipende dall'età del paziente, dalla natura e dal grado della deformità. Le opzioni includono osteotomie (tagli ossei correttivi), artrodesi (fusioni articolari), allungamenti tendinei, trasferimenti muscolari, rimozione di ossa accessorie e correzione di pelle e tessuti molli in deformità complesse. In età pediatrica si privilegia un approccio mini-invasivo e conservativo. Il decorso post-operatorio prevede l'immobilizzazione con gesso o stivale, fisioterapia e rieducazione al passo.
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