La pancreaticoduodenectomia radicale (DCP, nota come intervento di Whipple) è uno degli interventi chirurgici addominali più complessi, che prevede la resezione en bloc della testa del pancreas, del duodeno, del dotto biliare comune distale, della colecisti, e di una porzione variabile dello stomaco (pylorus-preserving o con resezione antrale). L'intervento è eseguito in anestesia generale per via laparotomica (incisione aperta) o, in centri selezionati ad alto volume, per via laparoscopica o robotica. La fase ricostruttiva prevede la creazione di tre anastomosi: pancreatogiunale (o pancreaticogastrica) per riconnettere il moncone pancreatico all'intestino, coledoco-digiunale per il ripristino del transito biliare, e gastro-digiunale (o duodeno-digiunale nella variante pylorus-preserving) per ristabilire la continuità del tratto digestivo superiore. Le principali indicazioni sono l'adenocarcinoma duttale della testa del pancreas, le neoplasie ampollari (carcinoma della papilla di Vater), il colangiocarcinoma distale, i tumori duodenali e le IPMN con trasformazione maligna della testa. La morbilità post-operatoria è rilevante e le complicanze principali includono la fistola pancreatica (la più temuta), il ritardato svuotamento gastrico, le raccolte addominali e le emorragie. In centri ad alto volume la mortalità perioperatoria è inferiore al 3-5%.