Il ricovero psichiatrico può avvenire in due diversi regimi a seconda della condizione clinica del paziente e della sua disponibilità a ricevere le cure. Il ricovero volontario ordinario o urgente riguarda i pazienti che, in accordo con il proprio medico psichiatra o su indicazione del pronto soccorso, accettano di essere ricoverati in un Servizio Psichiatrico di Diagnosi e Cura (SPDC) per la gestione di una crisi psicopatologica acuta, come un episodio maniacale, una riacutizzazione psicotica, una grave depressione con rischio suicidario o uno scompenso da disturbo borderline. Il Trattamento Sanitario Obbligatorio (TSO) è invece previsto dalla legge 833/1978 nei casi in cui il paziente sia affetto da una patologia psichiatrica grave che richiede urgenti cure ospedaliere, rifiuti le terapie proposte e non sia possibile adottare tempestive e idonee misure extra-ospedaliere. Il TSO viene disposto con provvedimento del sindaco su proposta di due medici (un medico di base e uno psichiatra) e ha durata di sette giorni, prorogabile. Durante il ricovero, sia volontario che obbligatorio, il paziente riceve valutazione diagnostica, terapia farmacologica, monitoraggio clinico continuo e, se possibile, interventi psicoterapeutici di crisi. La pianificazione delle dimissioni comprende sempre il raccordo con i servizi territoriali per la continuità delle cure.
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