Le fratture del bacino rappresentano alcune delle lesioni traumatologiche più gravi in ortopedia, spesso conseguenti a traumi ad alta energia come incidenti stradali, cadute da quota o schiacciamenti. Il bacino è una struttura ossea ad anello formata dalle due ossa dell'anca e dal sacro; la sua stabilità dipende sia dall'integrità ossea che dai legamenti sacroiliaci posteriori. Le fratture vengono classificate secondo sistemi come la classificazione di Tile in base alla stabilità: le fratture stabili (tipo A) possono essere trattate conservativamente con scarico dell'arto, mentre le fratture instabili rotazionalmente (tipo B) o verticalmente (tipo C) richiedono riduzione e stabilizzazione chirurgica. Le urgenze associate alle fratture del bacino includono l'emorragia massiva da rottura dei vasi pelvici, che può richiedere embolizzazione angiografica o packing pelvico d'urgenza prima della stabilizzazione definitiva. Il trattamento chirurgico definitivo prevede la riduzione anatomica dei frammenti e la loro fissazione con viti ileoischiatiche (per le fratture anteriori), viti sacroiliache percutanee (per le disgiunzioni sacroiliache), placche sulla sinfisi pubica o fissatori esterni. Il percorso riabilitativo post-operatorio prevede mobilizzazione precoce con carico protetto progressivo, fisioterapia e monitoraggio della guarigione ossea con imaging.
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