La rimozione dei mezzi di sintesi temporanei è un intervento chirurgico di secondo tempo, eseguito dopo la completa guarigione (consolidazione) della frattura ossea precedentemente trattata con dispositivi di osteosintesi. I mezzi di sintesi più comunemente rimossi includono viti corticali e spongiosali, placche e viti per osteosintesi, fili di Kirschner (K-wire), chiodi endomidollari e fissatori esterni. L'indicazione alla rimozione può essere assoluta (mezzi di sintesi che causano dolore persistente, protrusione cutanea, infezione periimplantare o interferenza con la funzione articolare) o relativa-elettiva (rimozione routinaria in pazienti giovani con fratture consolidate in sedi specifiche, come le viti scafoidee, le placche sulle clavicole o i mezzi di sintesi malleolari, dove il rischio di complicanze a lungo termine giustifica la rimozione). La procedura viene eseguita in anestesia locale, locoregionale o generale a seconda della sede anatomica e della complessità del mezzo da rimuovere, attraverso la riapertura della precedente cicatrice chirurgica o mediante una mini-incisione mirata. L'arto viene tenuto a riposo relativo per alcune settimane dopo la rimozione per evitare il rischio di frattura nella sede di precedente osteosintesi, dovuta all'indebolimento transitorio dell'osso nelle sedi occupate dai fori delle viti.
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