La risonanza magnetica (RM) è una tecnica diagnostica avanzata che sfrutta le proprietà magnetiche dei protoni di idrogeno presenti nei tessuti per generare immagini anatomiche e funzionali di elevato dettaglio. Il paziente viene fatto sdraiare su un lettino che scorre all'interno di un magnete di alta potenza (1,5 o 3 Tesla). Le sequenze di acquisizione (T1, T2, STIR, diffusione, angiografiche, spettroscopia) vengono scelte in base al quesito clinico e alla regione da esaminare. La RM è particolarmente indicata per lo studio dell'encefalo, del midollo spinale, delle articolazioni, dell'addome, della pelvi, del cuore e dei vasi sanguigni. Non utilizza radiazioni ionizzanti, il che la rende sicura anche per esami ripetuti e per le donne in gravidanza (con le dovute precauzioni). Il paziente deve rimanere immobile durante l'acquisizione. Le controindicazioni principali comprendono la presenza di pacemaker non RM-compatibili, clip vascolari ferromagnetiche intracraniche e corpi estranei metallici. In alcuni casi viene somministrato mezzo di contrasto a base di gadolinio per via endovenosa.
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