La termoablazione polmonare è una procedura di radiologia interventistica oncologica che consiste nel distruggere localmente il tessuto neoplastico del polmone attraverso il calore generato da onde a microonde (MWA, Microwave Ablation) o da corrente a radiofrequenza (RFA, Radiofrequency Ablation), senza la necessità di un intervento chirurgico. La procedura viene eseguita in sala TC o in suite ibrida: con il paziente in decubito prono, laterale o supino (a seconda della sede della lesione), e dopo adeguata anestesia locale o sedazione profonda, il radiologo interventista introduce, sotto guida TC in tempo reale, un ago-antenna (per le microonde) o un ago-elettrodo (per la radiofrequenza) direttamente all'interno del nodulo polmonare bersaglio. L'energia termica erogata — che raggiunge temperature tra 60°C e 100°C — causa la necrosi coagulativa del tessuto tumorale e di un margine di sicurezza di tessuto sano circostante. Le microonde, rispetto alla radiofrequenza, permettono di raggiungere temperature più elevate in tempi più brevi, con una zona di ablazione più ampia e uniforme, meno influenzata dalle strutture vascolari vicine (heat sink). Le indicazioni principali sono: il carcinoma polmonare non a piccole cellule (NSCLC) in stadio I in pazienti non operabili per comorbilità cardiovascolari o respiratorie gravi; le metastasi polmonari oligometastatiche (da tumori del colon-retto, del rene, dei tessuti molli) in pazienti già resecati o con malattia polmonare limitata al polmone; le recidive locali dopo chirurgia o radioterapia. Il controllo della risposta viene eseguito con TC del torace con contrasto a 1, 3 e 6 mesi, valutando la presenza di Enhancement residuo attorno all'area ablata come segno di recidiva locale.
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