Il test di broncodilatazione è uno degli esami respiratori più importanti nella diagnostica pneumologica. Consiste nell'esecuzione di una spirometria basale (senza assunzione di farmaci broncodilatatori o steroidei da almneno 48 ore) seguita, dopo la somministrazione per via inalatoria di un broncodilatatore a breve durata d'azione, solitamente 400 μg di salbutamolo attraverso un distanziatore, da una seconda spirometria effettuata 15–20 minuti dopo l'inalazione. I parametri chiave misurati sono il volume espiratorio forzato nel primo secondo (FEV1), la capacità vitale forzata (FVC) e il loro rapporto (FEV1/FVC). Si definisce risposta significativa al broncodilatatore (test positivo) un aumento del FEV1 di almeno 200 mL e almeno il 12% rispetto al valore basale. Una risposta positiva indica reversibilità dell'ostruzione bronchiale, come avviene nell'asma bronchiale, in cui l'ostruzione è funzionale e variabile. Nella BPCO, la bronco-ostruzione è tipicamente fissa e non si normalizza dopo il broncodilatatore. Il test è quindi fondamentale per la diagnosi differenziale tra asma e BPCO, per il monitoraggio della terapia broncodilatatrice e per la stratificazione della gravità delle malattie ostruttive delle vie aeree. La procedura richiede, come tutte le prove di funzionalità respiratoria, la collaborazione attiva del paziente.
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