La cisti pilonidale (sinus pilonidalis) è una formazione patologica che si sviluppa nella regione sacro-coccigea (natiche, solco intergluteo), formata da peli penetrati nel derma che provocano una reazione da corpo estraneo con formazione di una cavità cistica e di tragitti sinusosi che si aprono sulla cute. Colpisce prevalentemente i giovani adulti di sesso maschile, è favorita da sedentarietà, sovrappeso e iperpilosità. L'asportazione chirurgica è il trattamento definitivo, particolarmente nelle forme croniche o recidivate. Le tecniche chirurgiche disponibili includono: l'exeresi ampia con chiusura primaria per prima intenzione, in cui il difetto viene suturato direttamente e la marsupializzazione, che prevede l'apertura e la curettage della cisti con guarigione per seconda intenzione (più lenta ma con minor rischio di recidiva). Sempre più diffusa è la tecnica mini-invasiva con sonde che, introdotte attraverso i tramiti fistolosi, consentono la cauterizzazione dell'intero complesso cistico. Il tasso di recidiva dopo questo trattamento non è del tutto trascurabile, tuttavia il paziente dopo la procedura, poco più che ambulatoriale, non avverte dolore e generalmente necessita di una sola medicazione postoperatoria. La scelta della tecnica dipende dall'estensione della cisti, dalla presenza di infezione attiva e dall'esperienza del chirurgo. L'intervento viene eseguito in anestesia locale, spinale o generale.
L'EPSiT (Endoscopic Pilonidal Sinus Treatment) è una tecnica mininvasiva di ultima generazione per il trattamento della malattia pilonidale sacrococcigea. L'intervento viene eseguito in anestesia locale o spinale con il paziente in posizione prona. Il chirurgo introduce un endoscopio rigido di piccolo diametro attraverso l'orifizio esterno del sinus pilonidale, ottenendo una visione endoscopica magnificata della cavità interna. Sotto visione diretta vengono rimossi i peli incarniti, i detriti e il tessuto di granulazione che rivestono le pareti del tramite. Le pareti vengono quindi cauterizzate con elettrodo monopolare o con fibra laser per distruggere l'epitelio patologico e stimolare la guarigione per seconda intenzione dal fondo della cavità. Rispetto all'escissione chirurgica tradizionale, l'EPSiT preserva completamente i tessuti sani circostanti, produce una ferita minima (il solo orifizio di accesso), comporta meno dolore post-operatorio, una guarigione più rapida e un rapido ritorno alle attività quotidiane e lavorative. Il tasso di guarigione è del 85-90%.
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