La donazione di rene da vivente è un percorso altruistico che permette a una persona sana di donare uno dei suoi due reni a un paziente con insufficienza renale cronica terminale in dialisi o prossimo alla dialisi, migliorandone significativamente la prognosi e la qualità di vita rispetto all'attesa di un donatore cadavere. Il percorso per il donatore vivente è articolato e rigorosamente regolamentato dalla legge italiana (L. 458/1967 e successive modifiche). Inizia con una valutazione multidisciplinare approfondita che include: visita nefrologica con valutazione della funzione renale (clearance della creatinina, proteinuria), visita cardiologica, pneumologica, e internistica per escludere patologie sistemiche che potrebbero aumentare il rischio chirurgico o compromettere la funzione renale residua del donatore; imaging di anatomia vascolare renale con angio-TAC o angio-RM; valutazione urologica; colloquio psicologico per verificare la libera volontà e l'assenza di condizionamenti; valutazione etica in centri con comitato dedicato. La compatibilità immunologica (gruppo sanguigno ABO e tipizzazione HLA) viene analizzata contestualmente alla valutazione del ricevente. L'intervento di nefrectomia del donatore viene oggi eseguito in laparoscopia o con tecnica robot-assistita, garantendo un decorso postoperatorio rapido con degenza di 2-4 giorni. Il donatore viene monitorato nel lungo periodo per la funzione renale residua.
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