La duodenocefalopancreasectomia, nota anche come intervento di Whipple, è uno degli interventi chirurgici addominali più complessi e demolitivi. Consiste nell'asportazione en bloc della testa del pancreas, del duodeno intero, della colecisti, di un tratto distale dello stomaco (piloroantrale) o del solo piloro (nella variante pylorus-preserving), del coledoco distale e dei linfonodi regionali. Dopo la fase demolitiva, il chirurgo ricostruisce la continuità del tratto digerente e biliare attraverso tre anastomosi: pancreatico-digiunale (o pancreatico-gastrica), epatico-digiunale e gastro-digiunale (o duodeno-digiunale nella variante conservativa del piloro). Le principali indicazioni sono il carcinoma della testa del pancreas (l'indicazione più frequente), il colangiocarcinoma distale, il carcinoma dell'ampolla di Vater, il carcinoma del duodeno periampollare e alcune neoplasie cistiche del pancreas. È un intervento ad alto rischio che richiede anestesia generale, un chirurgo epatobiliare-pancreatico esperto e un centro di riferimento ad alto volume, con una degenza media di 7-14 giorni. Le complicanze specifiche includono la fistola pancreatica, il ritardato svuotamento gastrico e l'emorragia post-operatoria.
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